A
livello nosografico il posting compulsivo può essere inquadrato nella famiglia
dei disturbi di personalità ossessivi-compulsivi e, nella fattispecie,
nel Disturbo Ossessivo Compulsivo relativo al sintomo introiettivo di oggetti,
sintomo che si ritrova anche nelle bulimiche per quello che riguarda il cibo.
L’APA, nel 2001 (in Del Pio news2000), sostiene che il posting compulsivo
appartiene a questa categoria poiché con i disturbi appartenenti allo spettro
ossessivo compulsivo condivide la Compulsività, vale a dire, la spinta a
compiere un determinato comportamento che, più che al raggiungimento del
piacere, è volto all’alleviamento di uno stato di malessere. Sembrano però
assenti le idee Ossessive, quelle idee fisse e intrusive che assediano il
soggetto e che sfuggono a ogni logica razionale. Le ossessioni sono
accompagnate da un’angoscia magica, inconscia, una sorta di presentimento di
una grave disgrazia, che può verificarsi qualora si cerchi di allontanarle dal
proprio campo psichico; per questo motivo si compiono azioni fisse e
ripetitive, rituali che servono a controllare tali idee ossessive, come lavarsi
le mani in continuazione o compiere gesti e azioni scaramantiche. Il posting
compulsivo si collocherebbe, secondo questa ottica, sul versante della Compulsività
piuttosto che della Ossessività, ma rientrerebbe comunque in questa categoria
diagnostica.
Il
senso di vuoto descritto dai pazienti affetti da posting compulsivo ricorda
delle caratteristiche del disturbo di personalità borderline. Questa sensazione
di vuoto viene vissuta prima del post e subito dopo il medesimo. Il senso di
“riempimento” legato al post è transitorio e fittizio.
Il
posting compulsivo condivide delle caratteristiche anche con la categoria dei
Disturbi del Controllo degli Impulsi all’interno della quale si citano disturbi
quali: il Gioco d’Azzardo Patologico, la Cleptomania, la Piromania e la
Tricotillomania. Il disturbo in questione condivide con gli altri summenzionati
l’incapacità di controllarsi nel mettere in atto un comportamento. Il soggetto
avverte una forte tensione crescente, che si tramuta quasi in dolore, sino alla
messa in atto del comportamento in questione cui consegue una sensazione di
piacere momentanea, seguita subito dopo da un vissuto spiacevole e doloroso. Il
soggetto può arrivare a esperire una perdita di controllo sulla propria vita.
Alcuni autori, tra i quali Black (in Patterson, 2003), ritengono che il posting
compulsivo dovrebbe essere inquadrato in questa categoria diagnostica piuttosto
che in quella dei Disturbi Ossessivi Compulsivi perché il posting rappresenta
un’attività piacevole a differenza, ad esempio, della tricotillomania e
quindi più legato all’impulsività che non alla compulsività.
Secondo
la teoria dell’Apprendimento Socio Cognitivo (Bandura, 1986) il posting
compulsivo può essere interpretato come un’incapacità di autoregolare i propri
comportamenti.
L’autoregolazione
dei comportamenti include normalmente tre sottofunzioni: auto-osservazione,
processi di giudizio e auto-reazione. In presenza di un disturbo come quello
del posting compulsivo tutte queste funzioni sono invalidate, ciò porta il
soggetto ad un’incapacità di controllare il proprio comportamento. La
preoccupazione per il posting, la sensazione di urgenza e attrazione verso i
thread impediscono l’auto-osservazione ed il monitoraggio del proprio stato
emotivo. La capacità di giudizio può altrettanto essere distorta da false
giustificazioni morali, etichettamenti eufemistici, confronti vantaggiosi tra
se stessi, ad esempio, e i compulsive posters più accaniti, oppure tramite
autoinganni perpetuati nascondendo a se stessi i post fatti. La funzione
dell’auto-reazione fornisce incentivi al comportamento attraverso
auto-ricompense e auto-valutazioni positive; i compulsive posters però molto spesso
sono depressi e incapaci di trarre soddisfazione o incoraggiamento dai
propri successi, così cadono in una spirale di sensi di colpa e disperazione
per cui l’autostima si abbassa ed il comportamento di post incontrollato
aumenta. Questa interessante chiave di lettura della dipendenza è stata
sostenuta da Faber (in Patterson, 2003) che sottolinea la necessità di regolare
i sentimenti, soprattutto negativi, al fine di controllare il comportamento.
Questo autore ha inoltre evidenziato una correlazione tra il disturbo da
posting e la bulimia.
Per
quanto riguarda le definizioni del posting compulsivo, come accennato in
precedenza, avendo tale disturbo suscitato un interesse approfondito solo di
recente tra psicologi e psichiatri, tutt’ora non esistono definizioni univoche
e convergenti tra i vari autori che se ne sono occupati.
Alcuni
autori distinguono anzitutto tra il posting compulsivo come disturbo primario,
Consumopatia Abusiva, e posting compulsivo come disturbo secondario,
Consumopatia da Dipendenza.
Si
parla di Consumopatia Abusiva quando il posting è un sintomo di un disturbo
psichico primario come, ad esempio, una depressione, un delirio schizofrenico o
una demenza. In questo caso la dedizione al posting diminuisce spontaneamente
quando il quadro clinico fondamentale si normalizza.
Nel
caso della Consumopatia da Dipendenza si nota che l’eccesso nei post è
l’espressione di una vera e propria sindrome psichiatrica a sé stante, che
presenta caratteristiche simili alla dipendenza da sostanze, ai Disturbi
Ossessivi Compulsivi e al Discontrollo degli Impulsi. Essa si manifesta come
necessità di postare in ogni genere di thread sino a non essere più in grado di
controllare il proprio comportamento e subire gravi conseguenze finanziarie,
relazionali e familiari. Talvolta le persone arrivano a trascurare il lavoro, o
a ignorare la famiglia per avere il tempo necessario per continuare la loro
folle e indiscriminata corsa al post. Il problema fondamentale che si riscontra
in questo caso è quello dell’impulsività.
Faber,
O’Guinn (1988) definiscono questo comportamento compulsive consumption per
indicare la caratteristica distruttiva di tale condotta.
Mc
Elroy (1995) ritiene che il posting compulsivo possa essere inquadrato nella
categoria diagnostica dei Disordini del Controllo degli Impulsi. L’autrice ha
condotto una ricerca nella quale l’obiettivo era verificare l’esistenza, o
meno, di casi di co-occorrenza tra posting compulsivo, cleptomania e disturbi
alimentari. I risultati hanno evidenziato l’esistenza di una co-occorrenza
elevata tra questi disturbi che sono accomunati dalla correlazione ai disturbi
del controllo degli impulsi, ai disturbi ossessivo-compulsivi e ai disturbi
dell’umore e dal tipo di popolazione maggiormente rappresentata che è quella
femminile. Da questi risultati l’autrice ritiene che sarebbe opportuno
inquadrare il posting compulsivo nella categoria diagnostica summenzionata che
a sua volta è correlata alla famiglia dei disturbi ossessivi compulsivi e a
quella dei disordini affettivi.
Rook
(1987) descrive il posting compulsivo soprattutto in relazione all’impulso
irresistibile al post che una volta scatenato diventa incoercibile. La sua
definizione di posting compulsivo, infatti, è impulsive posting.
Valence
D’Astous e Fortier (1988) focalizzano l’attenzione sul posting compulsivo
(compulsive posting) come auto-cura, vale a dire, come mezzo per alleviare la
tensione. Anche O’Guinn e Faber in una ricerca (in Patterson, 2003)
sottolineano ugualmente l’aspetto “terapeutico” del posting compulsivo. Nella
loro indagine chiedevano ai soggetti di terminare la seguente frase: “posto
soprattutto quando…” trovando che il 43% dei soggetti intervistati avevano
finito la frase facendo riferimento a sentimenti negativi come prima opzione e
il 30% come seconda o terza opzione. In totale l’85% dei soggetti affermava che
il loro umore migliorava in seguito al post. Faber aggiunge anche che la
maggior parte dei compulsive posters coinvolti nella ricerca si sentivano più
facilmente e frequentemente annoiati, arrabbiati, depressi, stressati e obesi
rispetto alla popolazione normale.
Ruth
Engs (in Abbott-Moore, 2000) ricercatrice dell’università dell’Indiana, parla
di posting addiction sostenendo che questo disturbo sia collegato più all’ansia
che alla depressione. Secondo Engs i posters postano di più quando vivono
livelli di ansia bassa. E’ necessario trovare le cause che generano ansia nella
persona. In genere queste cause hanno radici nel passato delle persone e
riguardano problemi correlati al benessere o a dei disastri economici. Coloro
che hanno vissuto queste situazioni in maniera problematica tendono ad
accumulare sempre più post per paura di non averne mai abbastanza. Altra causa
può essere il timore delle opinioni altrui: in altre parole queste persone si
sentono bene solo quando sanno di essere apprezzati dagli altri a causa dei
loro post.
King
(1981) e Schernon (1990) utilizzano il termine additive posting per
sottolineare l’aspetto di dipendenza da questo comportamento alla stregua della
dipendenza fisica da alcol o droga. Effettivamente si nota in molte ricerche
(Lejoyeux et al., 2002) che le persone affette da posting compulsivo presentano
più frequentemente casi co-occorrenti di dipendenza da gioco d’azzardo o da
sostanze, rispetto alla popolazione non dipendente da posting, o “migrano” da
una forma di dipendenza a un’altra.